12/01/2012
Attacchi di Panico: come aiutare familiari e amici che ne soffrono
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, Psicologa e Psicoterapeuta a Roma
Non se ne parla spesso ma è fondamentale evidenziare quanto sia importante informare parenti e amici di coloro i quali sono affetti da Disturbo di Panico sulla natura e sulle conseguenze di questo disagio.
Ricordiamo che il paziente che soffre di attacchi di panico si trova a dover affrontare un problema che non conosce e per cui soffre molto, il più delle volte in silenzio proprio perchè ha paura di "sembrare pazzo" agli occhi di parenti ed amici.
E’ dunque fondamentale che i familiari coinvolti si informino rispetto a questo problema e chiedano il supporto di un terapeuta al fine di essere in grado di affrontare e gestire assieme al paziente il timore del ripetersi delle crisi e fornirgli appoggio!
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13:04
Scritto da: francesca.sacca
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23/10/2011
Disturbi d’ansia: il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Cosa è e come si interviene
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni. Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate.
Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo.
Le compulsioni tipiche del disturbo ossessivo compulsivo vengono anche definite rituali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni. Costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia.
Le persone affette da DOC cercano di porre un freno a tali pensieri o di resistere dall’eseguire determinate azioni, ma non vi riescono. Questo perché la loro esecuzione porta ad una diminuzione del livello di ansia e di paura del soggetto il quale spesso pensa di riuscire in tal modo anche a scongiurare un pericolo.
Avere il DOC non significa che si sta impazzendo. Non si tratta di una malattia mentale, ma di un disturbo d’ansia caratterizzato da una esagerazione di normali pensieri e azioni che si manifestano in quasi tutti.
Chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo è spesso così spaventato e stremato dai continui rituali legati alle ossessioni che cerca di evitare tutta una serie di situazioni, poiché teme che possano innescare questo tipo di pensieri.
Gli evitamenti, a lungo andare, possono causare una serie di limitazioni sia nella vita sociale che lavorativa.
Nei casi più gravi, le persone possono passare talmente tante ore al giorno a fare dei rituali che non riescono più a svolgere alcuna attività lavorativa o la realizzano in modo discontinuo. Altre volte, invece, debbono accontentarsi di mansioni a bassa responsabilità.
Questo disturbo, inoltre, si riflette negativamente anche sulla qualità e la durata delle relazioni di amicizia ed affettive; il 50 % dei pazienti, infatti, non riesce a stabilizzare o a mantenere un rapporto con un partner.
Tale disturbo ha, infine, una naturale tendenza alla cronicizzazione; ne consegue che se non è trattato in modo adeguato può influire pesantemente su tutto l’arco della vita del soggetto.
L’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale nel trattamento del DOC è ormai scientificamente comprovata. Può essere scelta come trattamento d’elezione o, spesso e con ottimi risultati, può essere combinata con il trattamento farmacologico.
Lo scopo è di trovare modi per imparare che le paure sono infondate e possono essere affrontate senza rituali. Si tratta di un lavoro congiunto tra paziente e terapeuta: al paziente viene richiesta la registrazione della sua vita quotidiana e l’esecuzione di compiti.
Comunque, il trattamento che ha garantito i migliori risultati per il DOC è l’Esposizione con prevenzione della risposta.
Fondamentalmente, il soggetto impara ad esporsi agli oggetti o alle situazioni temute, e a prevenire la sua solita risposta di neutralizzazione (rituali, evitamenti, ecc.). Ad esempio, ad una persona che teme contagi potrebbe venir richiesto di toccare persone da lei considerate “pericolose” (esposizione) e di non lavarsi dopo (prevenzione della risposta). In questo modo il soggetto impara ad abituarsi a fare le cose che lo preoccupano senza che le conseguenze temute si manifestino. Di solito l’esposizione si svolge con una modalità graduale, iniziando con i compiti più facili e procedendo con quelli più difficili. I cambiamenti, infatti, devono avvenire gradualmente, e sempre nel rispetto dei tempi del paziente.
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17:19
Scritto da: francesca.sacca
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05/08/2011
Fobia di viaggiare: cosa è e come gestirla
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma
Il viaggio è da sempre considerato come un’esperienza affascinante per l’individuo che lo compie. Ma può accadere che per molte persone si trasformi in un vero e proprio incubo. Quando ci troviamo di fronte alla fobia di viaggiare parliamo di ‘Odeporofobia’ (hodoiporía in greco significa “viaggio”).
Secondo le stime dell’APA (American Psychiatric Association), il 2 % delle persone vive il momento del viaggio con molta angoscia e al solo pensiero di doversi organizzare, di prendere un mezzo di trasporto, di andare lontano da casa, comincia a sviluppare una serie di sintomi ansiosi. Secondo queste statistiche 1 persona su 10 preferirebbe rinunciare alle vacanze pur di non dover fare i conti con l’ansia.
Parliamo in questi casi di una fobia specifica per i viaggi che si caratterizza con sintomi di natura ansiosa (tachicardia, sudorazione, affanno, nausea o mal di stomaco) al momento del viaggio o al solo pensiero di esso (ansia anticipatoria).
Le persone fobiche solitamente evitano ogni meta che possa in qualche modo costringerle a dover affrontare l’oggetto della paura e talvolta possono rinunciare del tutto a partire.
Ci possono essere diverse spiegazioni alla fobia del viaggio:
- Ansia di matrice ossessiva con paura di perdere il controllo: Non avere il controllo della situazione, non poter determinare gli eventi che riguardano la propria vita, non sapere che cosa accadrà nel luogo di destinazione e allontanarsi da luoghi e familiari è una posizione difficile da accettare per diverse persone.
-Ansia sociale: il viaggio ci mette inevitabilmente a confronto con situazioni e persone nuove e implica un confronto con il mondo esterno che le persone caratterizzate da ansia sociale temono.
Non c’è una spiegazione unica alla fobia del viaggio. Viaggiare può avere tanti significati diversi. Per alcune persone può essere spaventoso perchè si ha più tempo per riflettere e fare i conti con se stessi, per altri allontanarsi da casa può essere una fonte di stimoli forti che non tutti sono in grado di reggere, per altri ancora significa passare più tempo con i propri familiari, cosa che può essere fonte di tensione.
Chi rinuncia a partire per paura dovrebbe interrogarsi sulla vera preoccupazione che il viaggio arreca, per poter affrontare più consapevolmente i propri timori.
Chi non fugge e decide di fronteggiare il suo disagio si renderà conto che il problema dipende da se stesso, che è irrazionale, che il viaggio di per se non c'entra nulla, che è qualcosa di se stesso che si mette in moto in modo anomalo.
E allora ecco qualche importante suggerimento da mettere in atto:
-Cercare le cause profonde alla base della paura di viaggiare: per prima cosa bisogna sapere che la fobia di viaggiare nasce da cause precise, che solitamente non hanno a che fare con il viaggio in se stesso. E’ fondamentale utilizzare il proprio disagio per capire qualcosa di sé stessi, dare un senso al proprio malessere. Se non ci si riesce da soli si può ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta che permetterà al paziente di scoprire la vera ragione sottostante la paura del viaggio e lo guiderà nell’apprendimento di tecniche funzionali alla gestione dell’ansia.
-Partire informati e consapevoli: scegliere una meta che non crei ansie, portare con sé ciò che ci tranquillizza e, se si temono malattie o infezioni, informarsi sul luogo di destinazione e mettere in valigia i farmaci per prevenire o curare i malanni più probabili.
-Imparare tecniche di respirazione e rilassamento : la paura fa irrigidire il corpo e la respirazione diviene rapida e incontrollata, aumentando anche sensazioni fisiche di poco conto, che però innescano un forte stato d’ansia. Per evitare di entrare in questo circolo vizioso, bisogna imparare a respirare lentamente e profondamente concentrando l’attenzione sull’aria che entra ed esce dal naso. Può essere inoltre utile imparare tecniche di rilassamento muscolare.
-Imparare a pensare in modo sano: è importante imparare a sostituire i pensieri ansiogeni di paura con pensieri più funzionali e con immagini di situazioni rilassanti. Questa tecnica serve per ribaltare in positivo le varie idee che scatenano la paura.
Articolo scritto per la Rivista FAMILIARIA:
http://www.familiariamagazine.it/wordpress/
18:56
Scritto da: francesca.sacca
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