09/12/2010
Disturbi d’ansia: il Disturbo d’Ansia Sociale. Cosa è e come si interviene
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma
Il Disturbo d’Ansia Sociale o fobia sociale è una timidezza esagerata, si caratterizza per una paura ed ansietà persistenti nell'affrontare determinate situazioni sociali, nell'interazione con gli altri, o semplicemente nell'essere osservati in qualunque situazione, fino a tal punto che tutto questo interferisce di forma molto importante nella vita giornaliera di chi la soffre.
La persona con fobia sociale comprende che le sue sensazioni sono irrazionali, tuttavia sperimenta una grande apprensione di fronte alla situazione temuta, e fa tutto il possibile per evitarla. Nelle situazioni sociali temute la persona con fobia sociale sperimenta una preoccupazione costante, teme che gli altri la giudichino.
Solitamente si distinguono due tipi di Fobia Sociale:
Semplice, quando la persona teme solo una o poche tipologie di situazioni (per esempio è incapace di parlare in pubblico, ma non ha problemi in altre situazioni sociali come partecipare ad una festa o parlare con uno sconosciuto);
Generalizzata, quando invece la persona teme pressoché tutte le situazioni sociali.
I pazienti con Fobia Sociale (FS) temono ed evitano tutte quelle situazioni quali il parlare, il mangiare o il mostrarsi in pubblico o comunque l’esporsi al rischio di essere umiliati, imbarazzati e giudicati dagli altri; in tali occasioni questi pazienti presentano manifestazioni ansiose acute ampiamente sovrapponibili a quelle di un attacco di panico.
Il disturbo di Fobia Sociale è molto diffuso nella popolazione: si stima che tra il 3 e il 13% della popolazione soffra di ansia sociale.
Spesso le persone con ansia sociale vengono semplicemente descritte come timide o riservate. Sono invece l’inibizione sociale o l’angoscia personale a limitare la vita privata e professionale di queste persone, contro la loro volontà. L’ansia sociale, per questo motivo, è uno dei disturbi più incompresi e meno diagnosticati. Le persone che ne soffrono sono sempre di più, specialmente nella società occidentale dove le pretese di essere competenti, affabili, responsabili, dinamici, corretti, ironici sono sempre più alte. La pubblicità, i film, i media in genere, ci impongono modelli irrealistici, aumentando in noi paura e insicurezza di non essere all’altezza.
A lungo termine l’ansia sociale può portare a condurre una vita isolata e solitaria, in cui si frequenta una cerchia molto ristretta di persone. Può inoltre creare seri problemi nella sfera professionale.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è particolarmente efficace nel curare il disturbo d’ansia sociale. Il trattamento aiuta le persone che soffrono di ansia sociale a concentrarsi sul proprio modo di pensare. Saranno così in grado di individuare con precisione le situazioni temute e di modificare i loro pensieri disfunzionali riguardo ad esse. Nella parte comportamentale della terapia, attraverso le tecniche di rilassamento, l’apprendimento delle abilità sociali e la tecnica dell’esposizione graduale alla situazione temuta, i pazienti saranno aiutati a fronteggiare il proprio comportamento ‘evitante’, di protezione e di concentrazione su se stessi.
Il terapeuta insegnerà al paziente a giudicare se stesso in modo meno rigido, ad accettare i propri limiti, reali o no che siano, ad ammettere la possibilità di non essere sempre giudicato positivamente da tutti, rinunciando alle proprie pretese di perfezionismo e al desiderio di un amore generalizzato nei suoi confronti.
17:01 Scritto da: francesca.sacca | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: psicologo terapia ansia, terapia fobia sociale, ansia sociale, ansia, cura fobia sociale, cura ansia sociale | OKNOtizie |
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04/12/2010
Disturbi d'ansia: il Disturbo D'Ansia Generalizzato
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma
La quarta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV) definisce il disturbo d'ansia generalizzato come un'ansia o preoccupazione eccessiva riguardo numerosi eventi o attività per la maggior parte del tempo durante un periodo di almeno 6 mesi. La preoccupazione è difficile da controllare ed è associata a sintomi somatici quali tensione muscolare, irritabilità, difficoltà legate al sonno e irrequietezza. L'ansia non è provocata dall'uso di sostanze o da una condizione medica generale e non si manifesta solo durante un episodio di disturbo dell'umore o psichiatrico. L'ansia è difficile da controllare, è causa di disagio soggettivo e provoca limitazioni in aree importanti dell'esistenza della persona.
Le persone che soffrono di DAG (Disturbo d'ansia generalizzato) sono quelle che si preoccupano eccessivamente e in modo cronico. Ma perché molti individui utilizzano questo meccanismo? Essenzialmente perchè i preoccupati cronici vedono il mondo come un posto insicuro e vogliono combattere questo senso di incertezza. Chi si preoccupa in maniera eccessiva ha la sensazione che rimurginare sulla situazione gli dia questo controllo e tende ad evitare le situazioni su cui non ha potere.
Ma cercare in maniera esagerata di stare al posto di comando dei propri pensieri è una cosa che può rivolgersi contro il soggetto: le ricerche dimostrano che quanto più indugiamo sui pensieri negativi e più i relativi pericoli ci sembrano reali e continuano a ripresentarsi nella nostra testa, a volte in maniera incontrollabile.
Rimurginiamo quando un determinato pensiero ha bisogno di essere ascoltato ripetutamente, al fine di farci risolvere una situazione che riteniamo spinosa. Il pensiero chiede attenzione e assorbe concentrazione e serenità. Possiamo così illuderci di avere un miglior padroneggiamento della situazione, mentre in realtà finiamo per perdere il controllo di questo “treno di pensieri”. Ciò ci comporta lo sforzo di evitare quel pensiero, ma l’evitamento aumenta l’isolamento sociale e la procrastinazione della richiesta d’aiuto può pertanto peggiorare la prognosi, mantenendo attivo il problema e facendolo crescere.
La preoccupazione cronica disturba dunque la mente ma anche il corpo, in quanto il continuo rimurginare ostacola la capacità delle persone di reagire fisicamente al pericolo attivando l’attività del sistema nervoso parasimpatico. Quando funziona nel modo giusto questa parte del sistema nervoso tranquillizza il corpo durante il processo di recupero da un’esperienza stressante.
Ecco dunque che i preoccupati cronici vanno incontro a problemi di salute e a sintomi somatici quali tensione muscolare, irritabilità, difficoltà legate al sonno e irrequietezza.
Cosa possiamo fare se siamo preoccupati cronici?
Eccovi qualche breve suggerimento per chi soffre di disturbo d'ansia generalizzato:
- Imparate a distinguere le preoccupazioni produttive da quelle improduttive: In primis stabilite se le vostre preoccupazioni sono utili a farvi trovare soluzioni pratiche ai vostri dilemmi. Se la risposta è si queste preoccupazioni potrebbero essere costruttive. Scrivete dunque una lista di cose da fare che elenchi i passi da compiere per cominciare a risolvere il problema. Se la risposta è no, queste preoccupazioni non vi servono a niente, usate dunque qualche tecnica elencata di seguito per affrontarle.
- Stabilire un appuntamento fisso con le vostre preoccupazioni: prendete nota di quali sono le vostre preoccupazioni inutili durante la giornata e stabilite di dedicare una parte della giornata (per esempio dalle 17.00 alle 17.30 del pomeriggio) a riflettere su di esse. Quando arriverà l’ora stabilita magari scoprirete che queste preoccupazioni non vi toccano più. In ogni caso provate a circostanziare le preoccupazioni inutili all’interno dello spazio di tempo prestabilito.
- Siate consapevoli e presenti: la consapevolezza, una tecnica basata sugli insegnamenti del Buddhismo, consiglia di restare nel momento presente e sperimentare tutte le emozioni che si presentano, anche quelle negative. Possiamo essere consapevoli in tutti i momenti della giornata, mentre siamo profondamente immersi nella nostra canzone preferita o durante una conversazione tra amici. Provate a vivere nel presente magari imparando qualche tecnica di respirazione e o rilassamento; questo allenamento si rivela fondamentale per chi soffre di ansia generalizzata in quanto permette alla persona di vivere il momento presente senza essere continuamente catturata dalle preoccupazioni sul futuro.
- Ripensate alle preoccupazioni passate: ripensando alle preoccupazioni del passato magari noterete che fate fatica a ricordarvene, questo indica o che non si sono mai avverate o che siete riusciti a fronteggiarle prima e poi a dimenticarle.
-Quando non riuscite da soli a gestire il disturbo d'ansia generalizzato rivolgetevi a uno psicologo psicoterapeuta che vi permetterà di individuare le modalità più funzionali per gestire il vostro disagio
Riferimenti bibliografici:
"Preoccupati cronici" Articolo a cura di Victoria Stern, in "Mente & Cervello", N.63, Anno VIII, Marzo 2010
14:06 Scritto da: francesca.sacca | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ansia generalizzata, ansia generalizzata psicologo roma, ansia generalizzata psicoterapia | OKNOtizie |
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03/12/2010
Disturbi d'ansia: cosa sono gli Attacchi di Panico
A cura della Dott.ssa Francesca Saccà, psicologa e psicoterapeuta a Roma
L’attacco di panico è un disturbo d'ansia. Caratterizzato da un episodio acuto d'ansia, è accompagnato il più delle volte da una serie di sintomi fisici e da pensieri catastrofici.
L'attacco ha un inizio improvviso, raggiunge rapidamente l'apice (di solito 10 minuti o meno) e non dura, in genere, più di una ventina di minuti: un breve periodo in cui il disagio è molto intenso e può cambiare la vita di chi lo vive.
La breve durata degli attacchi, la loro intensità e la loro intermittenza ne permette la distinzione da una condizione di "ansia generalizzata", che invece si manifesta con sintomi d'ansia piuttosto continui, anche se di entità meno grave.
Quando gli attacchi di panico si ripetono frequentemente, condizionando e limitando la vita delle persone che ne soffrono, possiamo parlare di una condizione di "disturbo di panico".
Il primo attacco di panico si manifesta quasi sempre durante un periodo in cui lo stress è elevato.
Possiamo distinguere due tipologie di fattori stressanti:
Fattori stressanti psicologici: (ad es. problemi sentimentali, disaccordo con familiari, problemi economici, pressioni sul lavoro)
Fattori stressanti fisici: malattie fisiche, uso di alcolici o di droghe, esaurimento da troppo lavoro, mancanza di sonno, ipoglicemia (basso livello di zuccheri nel sangue).
E' importante sapere che il panico raramente si presenta senza fattori scatenanti.
Il primo attacco si scatena di solito in presenza di una forte pressione emotiva o quando si è malati fisicamente, o quando si è molto stanchi ed esauriti e si è molto depressi.
E' molto raro che il primo attacco di panico si manifesti in chi si sente sicuro e in assenza di fattori scatenanti.
Crisi di panico si possono manifestare anche in seguito agli effetti di sostanze stimolanti del sistema nervoso centrale (cocaina, amfetamina, caffeina).
Il Disturbo di Panico si caratterizza per la presenza di ricorrenti attacchi di panico.
Inoltre nel DP, gli episodi sono ricorrenti, e per un mese (o più) il soggetto trascorre buona parte del suo tempo in preda alla paura di successivi attacchi, è preoccupato dell’implicazioni dell’attacco o dalle sue conseguenze (per es., perdere il controllo, avere una attacco cardiaco, impazzire, ecc.) e il suo comportamento è alterato a causa degli attacchi.
Una persona ha un attacco di panico quando diventa in breve tempo molto spaventata o ansiosa in una situazione in cui la maggior parte delle persone non proverebbe paura o malessere.
Durante l'attacco di panico si possono avere i seguenti sintomi:
Respiro affannoso
Palpitazioni
Vertigini
Formicolii alle mani o ai piedi
Senso di costrizione o dolore al torace
Sensazione di soffocamento o mancanza d'aria
Sentirsi svenire
Sudorazione
Tremori
Vampate di caldo o di freddo
Bocca secca
Nausea o nodo allo stomaco
Debolezza delle gambe
Visione annebbiata
Tensione muscolare
Impressione di non riuscire a pensare chiaramente o di non riuscire a parlare
Impressione che le cose intorno non siano reali
Paura di morire, di perdere il controllo, o di comportarsi in modo bizzarro
Perché un episodio sia diagnosticabile come attacco di panico devono essere presenti almeno 4 dei sintomi elencati.
11:53 Scritto da: francesca.sacca | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: disturbi di ansia, attacchi di panico, ansia e attacchi di panico, psiocterapia attacchi di panico a roma | OKNOtizie |
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